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PostHeaderIcon I consigli del Veterinario

Le grandi marche di prodotti per animali domestici (Royal Canin, Eukanuba, Hill's, eccetera) offrono una gamma completa di alimenti secchi ed umidi per aiutare a trattare le numerose patologie che colpiscono i cani ed i gatti. Questi alimenti combinano tra loro l'efficacia teraupetica e l'appetibilità, consentendo il raggiungimento del risultato desiderato senza carenze nutrizionali.

PostHeaderIcon Gatto VETERINARY DIET

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GATTO

VETERINARY DIET

L’alimentazione è una parte fondamentale per prenderti cura del tuo gatto nel caso soffra di disturbi più o meno gravi.
Ricordati in tal caso di rivolgerti al tuo veterinario di fiducia per avere da lui indicazione della dieta più corretta da seguire.

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Febbraio 2014 08:48)

 

PostHeaderIcon Cane VETERINARY DIET

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CANE

VETERINARY DIET

L’alimentazione è una parte fondamentale per prenderti cura del tuo cane nel caso soffra di disturbi più o meno gravi.
Ricordati in tal caso di rivolgerti al tuo veterinario di fiducia per avere da lui indicazione della dieta più corretta da seguire.

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Febbraio 2014 08:48)

 

PostHeaderIcon Le vaccinazioni del gatto

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Le vaccinazioni del gatto

La vaccinazione costituisce uno strumento eccezionale di difesa per il nostro gatto, in quanto permette di prevenire,
nella maggior parte dei casi, malattie comuni e spesso assai gravi, dando la sufficiente immunità per reagire all'infezione e non sviluppare la malattia.

Le malattie per le quali è prevista e consigliata la vaccinazione nel gatto, e che ormai sono di routine nella pratica ambulatoriale, sono:
La Panleucopenia virale felina

· Le Virosi respiratorie (Herpersvirosi e Calicivirosi) A queste si possono poi associare, a seconda delle esigenze e del tipo di vita che conduce il nostro gatto, anche queste altre vaccinazioni:
Leucosi Felina o FeLV, se il nostro animale ha la possibilità o l'abitudine di frequentare altri gatti, specie se i randagi di strada, oppure se ha la possibilità comunque di uscire dall'ambiente domestico al di fuori del nostro controllo.

Rabbia, se abbiamo l'esigenza di portare oltre confine od in qualche regione particolare il nostro amico.

Le vaccinazioni quando vanno iniziate?

Prima di incominciare il piano vaccinale, è bene assicurasi dello stato di salute del gatto facendolo visitare da un veterinario intorno al mese di vita.
Attraverso un esame clinico completo sapremo se può essere tranquillamente vaccinato oppure necessita di qualche intervento terapeutico preventivo.
Dovremo escludere la presenza di parassiti esterni (pulci) e dermatofitosi (funghi della pelle), e nel caso contrario trattarlo con idonei principi terapeutici.
Successivamente si provvederà alla sverminazione (di solito attorno al 40° giorno), così da essere sicuri che il nostro amico non sia disturbato da parassiti interni; anche se l'esame delle feci, che di solito identifica le uova del parassita, risultasse negativo, è bene procedere comunque al trattamento, in quanto spesso non mancano i falsi negativi.

Lo stesso vale per le coccidiosi, ovvero parassiti intestinali diversi dai vermi (sono protozoi), che vanno curati prima di vaccinare il gatto. In questo caso però il gattino mostra segni inequivocabili di infezione, ovvero una diarrea profusa.

Il piano vaccinale com'è organizzato?

Vi sono diversi tipi di piani attuabili, tutti corretti nella pratica.

Forse il più comune è il seguente:

· Attorno al 60° giorno di vita, se tutto risulta nella norma, si effettua la prima vaccinazione con vaccino trivalente (PHC) per Panleucopenia, Herpesvirus e Calicivirus.

Attualmente è disponibile anche un vaccino tetravalente, che protegge anche verso la Chlamydia, un complicante secondario delle affezioni respiratorie;

· Dopo circa 20 giorni si effettua il richiamo della PHC con una seconda iniezione, e se valutiamo che sia il caso si effettua la prima vaccinazione contro la FeLV;

· Dopo altri 20 giorni si richiama la vaccinazione della FeLV.
A questo punto il nostro gatto è completamente vaccinato, e necessiterà di un solo richiamo annuale per ciascun tipo di vaccinazione (PHC ± FeLV), che può essere effettuato anche in una sola volta.
E' importante effettuare le vaccinazioni regolarmente, in quanto queste malattie possono debilitare fortemente il gatto anche al di fuori dell'età giovane, e specie con l'avanzare dell'età.

Quali sono le cure da prestare nel periodo intervaccinale?

Fintanto che non è stata completata la serie di 2 vaccinazioni (ovvero fino al richiamo) la protezione verso le malattie citate non è completa, quindi bisogna limitare lo spostamento del gatto, sia nell'ambiente esterno, sia nei confronti di altri gatti, specie se di provenienza sconosciuta.

E' possibile che nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione alcuni gatti si presentino anoressici, svogliati e magari con una piccola febbre (particolarmente succede se è stato usato il vaccino contenente anche gli antigeni della Chlamydia). Questa è una reazione normale se limitata a 1-2 dopo la vaccinazione, e che scompare presto. Se invece l'atteggiamento dovesse mantenersi tale anche dopo una paio di giorni, è meglio rivolgersi al veterinari di fiducia per una visita di controllo. Attualmente non sono ancora disponibili vaccini contro l'immunodeficienza felina (FIV) e contro la peritonite infettiva felina (FIP), anche se per l'ultima è atteso qualche sviluppo in questo senso a breve termine.

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Febbraio 2014 08:49)

 

PostHeaderIcon Le malattie del gatto

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Le malattie del gatto

Le malattie che colpiscono il gatto sono principalmente ad eziologia virale, e sono quelle per le quali una profilassi vaccinale è sempre consigliata, quando questa sia possibile.

Ricordiamo quindi:
· Le virosi gastrointestinali (Panleucopenia, Coronavirosi, Rotavirosi)
· Le virosi respiratorie (Calicivirosi, Herpesvirosi)
· La Leucosi Felina (o FeLV)
· L'Immunodeficienza Felina (o FIV)
· La Peritonite infettiva felina (o FIP)
· La Rabbia e Pseudotrabbia (o Malattia di Aujeszky)

VIROSI GASTROINTESTINALI

Panleucopenia
Questa malattia, provocata da un parvovirus (Feline ParvoVirus), ad elevata contagiosità nei gruppi e nelle colonie feline, è caratterizzata da sintomi enterici (vomito e diarrea), immunodepressione (panleucopenia, cioè una diminuzione di tutti i diversi tipi di globuli bianchi, associata ad una modica anemia ) febbre e sintomi neurologici.

La malattia colpisce prevalentemente i gattini ed i giovani soggetti, e tutti i soggetti sprovvisti di una solida immunità.

La mortalità che si riscontra è elevata, specie nei soggetti più piccoli e recettivi. La Panleucopenia è oggi giorno però facilmente evitabile attraverso la vaccinazione annuale dei soggetti, vaccinazione che è contemplata nel vaccino trivalente o tetravalente in uso nella prevenzione delle malattie virali del gatto (vedi sezione : le vaccinazioni del gatto).

Coronavirosi e Rotavirosi
Sono due virosi "minori" che colpiscono il gatto specie in età giovane, provocando una sintomatologia meno imponente di quella derivante dalla panleucopenia, ma comunque di una certa importanza, specie trattandosi sempre di soggetti giovani e quindi più deboli.

Anoressia, letargia, diarrea ma non vomito sono i sintomi caratterizzanti.

La terapia prevista comprende la somministrazione di fluidi e vitamine per reidratare l'animale e di antibiotici per prevenire le infezioni batteriche secondarie.

La malattia ha una insorgenza sporadica e per la quale non è prevista la vaccinazione.

VIROSI RESPIRATORIE

Calicivirosi ed Herpesvirosi
Questi due virus determinano una rinotrachite infettiva altamente contagiosa fra la popolazione felina, che colpisce soprattutto i gattini nel periodo successivo alla nascita.

Si manifesta con scoli oculari e nasali, starnuti e colpi di tosse, lesioni gengivali e febbre.
Se non curata può peggiorare ed in seguito alle complicanze batteriche determinare una polmonite grave e spesso mortale.

La terapia prevista comprende la somministrazione di fluidi e vitamine per reidratare l'animale, di pomate oftalmiche per le lesioni oculari e di antibiotici per prevenire le infezioni batteriche secondarie (specie quelle da Chlamydia, generalmente associata a questa malattia).

Le virosi respiratorie sono contemplate nel piano vaccinale annuale per il gatto, e la vaccinazione (anche precoce se l'ambiente è a rischio) è il mezzo più efficace per prevenire l'insorgenza della malattia, anche se la protezione offerta non è mai del 100%.

LEUCOSI FELINA o FeLV

Questa malattia grave e mortale è trasmessa da un retrovirus, cioè un virus capace di indurre col tempo la formazione di tumori.

Il virus, scarsamente resistente nell'ambiente, si trasmette da animale malato ad animale sano attraverso il contatto diretto e le secrezioni (saliva per es.).
Dal momento dell'infezione all'insorgenza della malattia possono passare diversi mesi, anche anni.

Tant'è che a volte un gatto apparentemente sano può ,mostrarsi sieropositivo al test della FeLV, in quanto portatore non malato del virus.

La patologia che si genera può coinvolgere il sangue, con un abnorme proliferazione di globuli bianchi (è il caso meno frequente) oppure coinvolgere diversi organi, spesso vitali, e generandovi forme tumorali (linfomi, linfosarcomi).
Se la malattia si sviluppa oltre il 7° anno di età si può avere una sindrome da immunodeficienza felina (cosiddetta FAIDS), caratterizzata dall'incapacità del sistema immunitario di proteggere il gatto anche ai più banali agenti patogeni, che spesso risultano fatali.

I sintomi che possono far pensare alla FeLV in un gatto sono vari:
· Anoressia, letargia, febbre oppure ipotermia
· Anemia ed ittero (colorazione giallastra delle mucose apparenti)
· Aumento di volume dei linfonodi

Spesso un gatto FeLV positivo soffre di disturbi ricorrenti quali gengivite, stomatite, cistite o enterite che non riescono ad essere curati con le normali terapie in virtù del suo stato "immunodeficiente".

Questo avviene anche in un gatto FIV positivo (comunque immunodeficiente), e solo il test di laboratorio può discriminare quale delle 2 malattie abbia colpito l'animale.

Della FIV parleremo successivamente.
La diagnosi di positività alla FeLV è oggi rapida e prevede l'analisi di una goccia di sangue attraverso un testo sierologico, disponibile presso qualunque ambulatorio veterinario.

Non è infrequente riscontrare dei falsi positivi, ovvero che il test dica che l'animale è malato mentre in realtà non lo è:
è importante nel caso in cui non ci siano segni clinici riferibili alla malattia (ma solo la positività del test), ripeterlo dopo almeno 4 settimane per avere un risultato più certo.

Non è mai il caso di sopprimere il proprio animale per un solo test positivo senza altri aspetti della malattia in atto!

Allo stato attuale non esiste terapia per questa malattia, ma è possibile attuare una profilassi efficace mediante la vaccinazione annuale del proprio gatto contro il virus.
Se il proprio gatto è libero di muoversi nell'ambiente circostante e può entrare in contatto con altri gatti, è sempre meglio allora farlo vaccinare per questa malattia.
Al contrario, il gatto di casa che non viene mai a contatto con altri simili, ha sicuramente poche probabilità di ammalarsi, e la vaccinazione nel suo caso è facoltativa.

Sono stati segnalati ultimamente diversi casi di fibrosarcoma nella regione propria dove il vaccino viene inoculato (di solito fra le scapole), e questo ha fatto pensare al possibile legame fra vaccinazione della FeLV e comparsa di questi tumori, che di solito sono maligni ma non metastatizzanti.

Studi più approfonditi su quest'argomento sono ancora in corso.

IMMUNODEFICIENZA FELINA O FIV

Questa è un'altra malattia grave che colpisce il gatto, provocata da un lentivirus con una spiccata predilezione per il tessuto nervoso.
La sua diffusione non è elevata come quella della FeLV, ma è attualmente in costante aumento.

Si trasmette attraverso il contatto diretto fra gli animali (saliva, morsi, graffi), e colpisce soprattutto le popolazioni numerose (colonie feline) con una predisposizione per i maschi (quelli che sono più soggetti alle lotte, quindi graffi e morsi) di età media (4-6 anni).

La malattia si sviluppa dopo molto tempo dall'infezione (minimo 18 mesi), con forme diverse:
· Encefalopatie
· Artriti, disturbi polmonari
· Malattia da immunocomplessi, sindromi da immunodeficienza

I sintomi che possono far sospettare la FIV sono:
· Patologie croniche lievi ma difficili da guarire (in virtù dello stato di immunodeficienza): riniti, gengiviti, cistiti, dermatiti, otiti, demodicosi secondaria.

Su queste bisogna fare diagnosi differenziale con la FAIDS (o FeLV tardiva) · Diarrea (da enterite cronica), linfonodi aumentati di volume
· Forma paralitiche e convulsioni (il gatto non sta in piedi, ruota su se stesso, ha la testa piegata di lato)

La diagnosi si basa oltre che sui sintomi (sospetto diagnostico), sull'esame sierologico.

La diffusione della stessa allora viene limitata attraverso la disinfezione degli ambienti frequentati dai gatti, l'identificazione ed isolamento dei soggetti sieropositivi.

La castrazione del gatto maschio è una pratica utile per ridurre la sua tendenza agli spostamenti ed alle lotte fra simili, che spesso sono la fonte di contagio più importante.
E' importante ricordare che FIV e FAIDS (o FeLV tardiva), entrambe sindromi da immunodeficienza che possono ricordare l'AIDS umano, non sono trasmissibili all'uomo, e quindi il contatto con gatto sieropositivi non rappresenta alcun rischio sanitario per bambini, adulti e anziani.

PERITONITE INFETTIVA FELINA O FIP

La Peritonite infettiva felina, trasmessa da un coronavirus simile a quello dell'enterite virale, è ad oggi la malattia infettiva più grave e diffusa che può colpire il gatto domestico.

Essa infatti si diffonde nelle popolazioni feline determinando una malattia grave che porta alla morte quasi il 100% dei soggetti colpiti.
Colpisce soprattutto gatti di età giovane (nell'85% dei casi gatti minori di 3 anni, raramente si presenta oltre gli 8-10 anni), specie se di sesso maschile.
Si trasmette da soggetti malati a soggetti sani secondo diverse vie di contagio: respiratoria, orale (feci), transcutanea, transplacentare.

Dall'infezione allo sviluppo della malattia clinica passano in media 1- 3 mesi.
La malattia si può presentare in 2 forme tipiche, cosiddette:

· FIP secca (o non essudativa): formazione di granulomi su diversi organi vitali (reni, encefalo, mesentere intestinale)

· FIP umida (od essudativa): formazione di versamenti sierofibrinosi nell'addome, nella cavità toracica o in quella pericardica.

Esiste anche la possibilità (poco frequente in realtà) di una forma mista secca-umida.

I sintomi che possono far pensare alla peritonite infettiva sono vari e diversi a seconda della forma in cui questa si presenta:

Forma essudativa (FIP umida)
· inappetenza, letargia, dimagramento ma con addome gonfio e pastoso
· mucose pallide, febbre, difficoltà respiratorie (a causa del liquido nel torace)

Forma non essudativa (FIP secca)
· inappetenza, letargia, dimagramento, febbre · mucose pallide e giallastre (ITTERO)
· sintomi nervosi (tremori, paralisi, testa ruotata)
· sintomi renali (aumento della quantità di urina prodotta con anche aumento della sete)
· sintomi oculari (li può notare solo il veterinario con una visita oculistica)

La diagnosi della malattia di basa sui sintomi clinici, sull'analisi del versamento (se presente), sul test diagnostico del sangue (che però è meno affidabile di quello per FIV e FeLV) e su svariati esami di laboratorio (esame emocromocitometrico) ed eventualmente con l'ecografia.

Non esiste una cura risolutiva per questa malattia, ma solo delle procedure terapeutiche di supporto che di volta in volta possono rimediare ai sintomi determinati dalla malattia.
Purtroppo non esiste ancora in commercio un vaccino efficace nella profilassi della FIP, ma probabilmente lo sarà a breve. Questo necessita di poco più di una goccia di sangue come nel caso della FeLV. Anche per la FIV non esiste nessuna terapia risolutiva, ma solo delle cure palliative per alleviare i sintomi presenti.

Sfortunatamente non è ancora presente in commercio, al contrario della FeLV, un vaccino capace di dare immunità nei confronti i questa malattia.

RABBIA

La rabbia che colpisce il gatto è sostanzialmente identica a quella che colpisce il cane, in quanto il virus responsabile è lo stesso per tutti i carnivori.
Rimandiamo quindi alla sezione del cane per le informazioni generiche, ricordando che la vaccinazione antirabbica esiste anche per il gatto, ma che viene effettuata solo nel caso in cui il vostro animale debba essere portato al di fuori del territorio italiano, oppure in quelle regioni che ne facciano specifica richiesta (di solito quelle a statuto autonomo).

La vaccinazione deve essere fatta 30 giorni prima della data di partenza, non va richiamata come le altre vaccinazioni una seconda volta ed ha durata legale di un anno.
E' inutile dire che se il vostro gatto vive placidamente in casa o nel giardino, non è necessario vaccinarlo per questa malattia.

PSEUDORABBIA o MALATTIA DI AUJESZKY

La pseudorabbia è una malattia assolutamente infrequente nel nostro paese, che citiamo solo per dovere di cronaca.
Al contrario, è una malattia importante e tipica dell'allevamento suino.

E' provocata da un Herpesvirus simile a quello delle virosi respiratorie, che il gatto o anche il cane possono contrarre soprattutto in seguito all'assunzione di carni suine infette crude poco cotte.

I sintomi della malattia sono gastrointestinali (emorragie intestinali gravi e mortali) e nervosi, come un prurito furioso ed intenso (da differenziare con affezioni cutanee varie) dovuto alla localizzazione nell'encefalo del virus.
Si hanno anche forme di alterazione del comportamento (aggressività, miagolii e fusa continue, tremori muscolari, forme allucinative - il gatto che graffia l'aria -) o sintomi atipici (salivazione profusa, deglutizione continua)

La malattia è grave e porta quasi sempre alla morte dei soggetti colpiti, ma la sua incidenza e diffusione nella popolazione felina è praticamente nulla in Italia, tanto che non dobbiamo preoccuparcene più di tanto.

Non esiste vaccinazione (ma non avrebbe senso farla), solo delle precise norme di comportamento e di igiene alimentare, prima delle quali non dare carne suina cruda ai propri animali d'affezione.

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Febbraio 2014 08:49)

 

PostHeaderIcon Igiene del cane e del gatto

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Igiene del cane e del gatto

La dentizione del cane e del gatto

- Nel cane la dentatura si compone di una prima dentizione decidua (i denti da latte) di 28 denti, e di una seconda dentizione definitiva di 42 denti.
Come per noi umani questa si compone di denti incisivi (6), di canini (1), di premolari (4) e di molari (2-3), simmetrici per emiarcata dentaria.
Esistono delle variazioni in funzione del tipo di cane, in quanto le razze brachicefale (Bulldog, boxer, pechinese) possono avere qualche dente in meno rispetto a quelle mesocefale (Pastore tedesco), mentre le dolicocefale (levrieri) ne possono avere qualcuno in più.
I denti si sviluppano nella vita embrionale, ma non spuntano, nel cane, prima delle tre settimane di vita.
A questa età compare la dentizione decidua che si completa verso il mese e mezzo di vita.

Al terzo mese di vita inizia l'eruzione dei denti definitivi, incominciando dagli incisivi e terminando con gli ultimi molari, attorno al settimo mese di vita del cane, che a questo punto ha una dentizione completa e caratteristica dell'adulto.

- Nel gatto, la dentizione decidua si compone di 26 denti, quella definitiva di 30 denti, sempre distinti in incisivi (3), canini (1), premolari (2-3) e molari (1) simmetrici per emiarcata.
I primi denti da latte compaiono all'età di 3 settimane, e sono completi alla sesta settimana.
La sostituzione di questi avviene dal 3 mese e mezzo circa per terminare con i molari che spuntano dopo il quinto-sesto mese di vita.
Problemi sanitari legati ai denti La formazione di placca dentaria, e successivamente di tartaro, a livello della cavità orale del cane e del gatto, è un evento che quotidianamente si può riscontrare nella pratica ambulatoriale veterinaria.
Questo è dovuto al fatto che, contrariamente a noi umani, i nostri amici non possono provvedere autonomamente ad effettuare una pulizia dentaria per prevenire questo spiacevole evento.
Molto spesso i proprietari si accorgono di questo problema a causa dell'alitosi che si viene a creare dopo qualche tempo, e magari i baci e le leccate del cane non risultano poi essere più tanto gradite… Oltre però a questo che è già un problema da considerare, esistono delle complicanze assai più gravi legate al permanere di una situazione affatto igienica all'interno della bocca dei nostri amici quattrozampe.

I problemi legati ad una infiammazione del cavo orale dovuta alla formazione di placca e tartaro sono più o meno gli stessi che possiamo avere anche noi, e cioè:

· Gengivite (ovvero arrossamento e/o sanguinamento gengivale) · Stomatite (infiammazione generalizzata della cavità orale)

· Parodontite (grave patologia che coinvolge denti e gengive, con retrazione gengivale e caduta dei denti)
I problemi legati ad una infiammazione del cavo orale, delle gengive oltre al classico "mal di denti" si riflettono innanzitutto sulle abitudini alimentari dei nostri animali, che ovviamente saranno più riluttanti del solito ad accettare la crocchetta piuttosto che il pezzettino di pane, mentre preferiranno di certi qualcosa di morbido da mettere sotto i denti…

Molto spesso questo è il modo in cui si apre e chiude il cerchio della questione, e cioè a dire che l'abitudine di dare a cani e gatti scatolette piuttosto che altro genere di alimentazione "morbida" priva dell'azione abrasiva che invece un cibo in crocchette, od il solo pane secco (nel caso del cane) ha durante la masticazione, determinando così una sorta di auto-pulizia dei denti.
Questo significa che più facilmente questi accumuleranno in bocca una flora di germi capaci di produrre placca dentaria, e da qui tutto quello che consegue…così alla fine sarà ancora il cibo "morbido" l'unico che potremo somministrare al nostro animale.
Il problema dentale, anche se può sembrare limitato alla cavità orale, non deve essere considerato poi tale, in quanto la popolazione batterica che si può sviluppare determina, a lungo andare e se il problema non viene curato, delle infezioni a distanza (attraverso la migrazione nell'apparato digerente oppure nel sangue se è presente sanguinamento gengivale ed irritazione della mucosa) anche molto gravi che possono interessare il rene (glomerulonefriti), il cuore (endocarditi) e l'apparato respiratorio (polmoniti e bronchiti).

E' sempre possibile per il veterinario risolvere i problemi legati alle affezioni dentarie quando queste sono agli stadi iniziali, ovvero attraverso la rimozione del tartaro ed una eventuale cura per eliminare l'infiammazione alle gengive; è invece assai problematico quando la patologia si mostra in stato avanzato, cioè quando si assiste alla caduta dei denti ed alla retrazione gengivale. Sebbene esistano specialisti che operano nel campo della odontostomatologia veterinaria, non è pensabile fornire il nostro cane o gatto di una bella dentiera…

Durante la visita veterinaria è bene che si provveda ad un esame della cavità orale tale da valutare lo stato della dentizione e delle gengive, e nel caso venga ritenuto necessario, mettere in programma una pulizia dentale.

La pulizia dentale: cos'è e come si fa ?

La pulizia dei denti oggi giorno è molto simile a quella che possiamo aver fatto noi stesi dal dentista, ovvero attraverso un apparecchio ad ultrasuoni che frantuma il tartaro sui denti, rendendo a questi il bianco naturale.

Certamente al cane od al gatto tutto questo non fa piacere, sia per il fastidio che può provocare la manualità, sia per il caratteristico sibilo che l'apparecchio emette e che può infastidire il loro fine udito. Provate voi a chiedere ad un cane o ad un gatto di stare fermi e tranquilli mentre si fa questa operazione…

Allora è necessario provvedere ad una sedazione (quando non ad una leggera anestesia), che permetta di lavorare tranquillamente per quei pochi minuti, di solito non più di una decina, che richiede la procedura. Generalmente qualche giorno prima della pulizia dei denti il nostro amico viene messo in terapia antibiotica, che viene proseguita anche successivamente, per prevenire qualsiasi infezione che, dopo la mobilitazione del tartaro dai denti, può dipartirsi, specie in ambito respiratorio come precedentemente accennato.
Se le gengive risultano molto infiammate, a volte anche la somministrazione di un leggero anti-infiammatorio può risultare utile a velocizzare il processo di guarigione della bocca.

Per prevenire la veloce ricomparsa del tartaro dopo la pulizia dei denti, sarà bene attuare qualche misura di profilassi, che poi di rifà a quelle regole che si dovrebbero seguire per prevenire sempre la formazione del tartaro sui denti dei nostri animali:

· Utilizzare nell'alimentazione una maggior quantità di cibo secco, che rende più difficile il formarsi di tartaro, avendo un'azione abrasiva sui denti durante la masticazione

· Utilizzare ossa di pelle e simili per cercare di favorire anche qui la pulizia delle superfici dentarie mediante un'azione abrasiva

· Una o due volte alla settimana, con un vecchio spazzolino dei nostri, provare a spazzolare i denti del nostro amico come faremmo per noi, in maniera tale da ridurre la presenza di cibo e residui in cavità orale e fra i denti

· Utilizzo di paste enzimatiche per l'igiene della cavità orale, ma l'efficacia di queste ultime è assai variabile e di solito meno efficace dell'azione di pulizia fatta con uno spazzolino da denti.

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Febbraio 2014 08:50)

 
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